Di Camilla Colombetti
Non vediamo l’aria. Non possiamo trattenere l’acqua. Eppure questi due elementi sono la trasfigurazione più esatta del potere: qualcosa che non possiamo controllare.
Nel cinema e nell’arte non sono solo materia, diventano autorità. In “Parasite” l’acqua è politica. In Yves Klein è validità.

“Parasite”, pellicola diretta da Bong Joon Ho, è un esempio del potere sociale di un elemento semplice come l’acqua.
Nel film la pioggia non è solo un dettaglio atmosferico, ma funge da spartiacque sociale. Per la famiglia Kim, l’acqua è distruzione. Scende dalle scale, invade la propria casa e i loro ricordi. Scorre sempre verso il basso, portando con sé tutte le speranze della famiglia.
Per i Park invece, la pioggia è come un dettaglio estetico. Pulisce, rinfresca e romanticizza l’ambiente. La famiglia ricca osserva il temporale dall’alto, mentre gli altri, più in basso, annegano. L’acqua è la stessa per tutti, ma le conseguenze non lo sono. L’elemento naturale diventa politico, perché Bong Joon Ho lo usa come un mezzo narrativo: chi sta in alto resta asciutto, mentre chi è in basso affoga. Non è la pioggia ad essere violenta, ma sono le disuguaglianze a fare la differenza.

Al contrario, Yves Klein dona un esempio di come un elemento possa diventare privilegio, al posto di distruzione. Nel 1958 Klein presenta una mostra, intitolata “Le Vide”, una galleria completamente vuota. Eppure quel vuoto viene celebrato, osservato e fotografato, si trasforma cioè in un evento artistico. Quando l’assenza diventa presenza, l’aria diventa valore. Se in “Parasite” l’acqua invade chi non ha protezione, in Klein l’aria è controllata. Non è però un’aria qualsiasi, è un’aria istituzionale. Se l’arte è l’idea, allora non occorre un corpo, basta uno spazio, un concetto.

“Parasite” e “Le Vide” parlano entrambi di chi può occupare lo spazio. Entrambi gli elementi sono incontrollabili e quasi invisibili, ma organizzano il visibile: case, musei, gallerie, gerarchie. Non vediamo il loro potere, ma percepiamo i loro effetti. L’acqua scende verso il basso, e in “Parasite” trascina con sé chi vive sotto la città. L’aria invece riempie il vuoto, e in Klein diventa un oggetto concettuale, che acquista valore solo quando un sistema decide di riconoscerlo.
L’arte e il cinema non ci parlano di elementi naturali, ma di quelli sociali, le gerarchie invisibili che regolano ciò che vediamo e ciò che possiamo respirare. In conclusione, non sono gli elementi ad essere neutrali, ma è il modo in cui li sfruttiamo a renderli politici.


