
Di Caterina Perotti
In occasione dell’inaugurazione di Pulcheria 2026, evento sul mondo femminile e sulla differenza di genere, il 17 marzo al Politeama di Piacenza è stato proiettato La vita da grandi, film di debutto di Greta Scarano, con Matilda De Angelis e Yuri Tuci.

Prima della visione ho intervistato Margherita Tercon, da cui è tratta la storia. Le ho chiesto quanto sia difficile raccontare temi così delicati come l’autismo con autenticità e se il cinema possa cambiare lo sguardo su certe realtà. Per lei la vera sfida è evitare stereotipi e pregiudizi, mostrando la quotidianità reale, vedendo le persone prima delle etichette e usando un linguaggio rispettoso e corretto. Il cinema, aggiunge, è uno strumento potente: può raggiungere anche chi non si avvicinerebbe a questi temi e aiutare a cambiare prospettiva, dando speranza.

Entrando in sala non avevo grandi aspettative, ma mi sono ricreduta. Il film racconta Irene, trentenne alle prese con un lavoro insoddisfacente e relazioni, e suo fratello Omar, uomo autistico di quasi quarant’anni, ancora trattato come un bambino dalla madre. Quando Irene si ritrova sola con lui, prova a insegnargli a “diventare adulto”, senza rendersi conto di non esserlo del tutto nemmeno lei. Ne nasce una storia divertente, realistica e toccante, con personaggi autentici, pieni di fragilità e desideri.
Centrale è il tema dei sogni “Ci proverò ancora e ancora finché non arriverà il mio momento” – Omar.E mentre lui cresce seguendo la carriera da cantante rapper, cresce anche Irene.

Ispirato al libro Mia sorella mi rompe le balle di Margherita e dalla storia vera di lei e Damiano, che nel 2019 vanno ad Italia’s got talent. Ormai da anni sui social raccontano in modo diretto e spesso ironico cosa significa vivere nello spettro autistico. Margherita dopo la proiezione ha detto una cosa molto interessante, cioè che i genitori di una persona autistica si interfacciano con qualcosa di completamente nuovo, mentre per i fratelli/sorelle che ci nascono, è normalità.
Il film coinvolge grazie alla cura nei dettagli, alla bellissima fotografia e alle interpretazioni intense e credibili. Si esce dalla sala commossi e pieni di speranza.


