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Di Caterina Perotti

“Scoppia la guerra, io me ne scappo

Ma quale patria, io me ne sbatto

Tu mi imponi le divise, io me le strappo

Ho due bottiglie tu combatti, io me le stappo.

Disertore a vita, e me ne vanto

Se foste come me non ci sarebbe guerra in atto

La cadenza e il passo sono demodé

Io la sera me la spasso al Cabaret Voltaire!”

Queste sono i versi più iconici del brano Comunque dada del grandissimo Caparezza. In

questa canzone di Museica, album uscito nel 2014, mette al centro la corrente artistica del

dadaismo, nata durante la prima guerra mondiale. Il disco è una celebrazione, e in alcuni

casi critica, dell’arte. Come in Argenti Vive dove è presente una chiara provocazione nei

confronti del culto di Dante. Il nome Museica deriva dalla fusione di musica+museo+sei (il

suo sesto album). Infatti è più un museo da esplorare che un disco da ascoltare, indaga

diversi celebri autori ed esteti, utilizzandoli come espediente per esporre la propria visione

su società, vita e filosofia.

Dada era una avanguardia che ripudiava totalmente la guerra e derideva le convenzioni

borghesi del tempo, denigrando e stravolgendo quello che fino ad allora era considerato

arte. I suoi esponenti si rifugiavano in questo locale, ancora oggi esistente, Cabaret Voltaire,

dove nel 1916 a Zurigo, in Svizzera (nazione neutrale), si ritrovavano a bere, discutere e

creare. Quasi un laboratorio artistico anarchico.

Tra i protagonisti del movimento troviamo Tristan Tzara, poeta e saggista rumeno che

scrisse uno dei manifesti più importanti del dadaismo (1918), Marcel Duchamp, pittore,

scultore e scacchista francese, che introdusse il concetto del “ready-made” con la Fontana,

la Ruota di Bicicletta e L.H.O.O.Q. (citata anche nel brano), Hannah Höch, una delle

principali pioniere del fotomontaggio a Berlino. Con opere anticonvenzionali, assurde e

illogiche hanno cambiato la storia dell’arte. Vengono così celebrati in questo brano

alternative hip hop con influenze rap rock, attraverso un testo provocatorio e ricco di giochi

di parole.

Riflette il desiderio di fuga dalla realtà, un approccio libero, artistico, caotico di fronte alla

rigidità della società. La canzone del 2014, che rimarca temi di un secolo fa, rimane

pienamente attuale. Tempi di guerre brutali insensate, dove il patriottismo viene esibito come

una gara, che sembrano riportarci alle stesse contraddizioni del passato. E c’è chi, come i

nostri cari dadaisti, continua a rifiutare la logica della guerra. I testi di Caparezza sono

immortali, sfaccettati e complessi, forse se li leggessimo più attentamente il mondo sarebbe

un posto migliore. Ci vediamo a Cabaret Voltaire

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