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Di Caterina Perotti

Spesso ci sono ragazzi della mia età che non sanno perché questo giorno è così importante, questa data che rimane e rimarrà ricordata, spero, per sempre nella storia. E stare a casa da scuola per 1 o 2 giorni senza neanche sapere il motivo e fregandosene è lo specchio di come sta andando il modo al giorno d’oggi. Anche non celebrarla, sapendone il significato, secondo me, non è da meno.

“L’anniversario della liberazione d’Italia, noto anche come festa della Liberazione (o semplicemente il 25 aprile), è una festa nazionale della Repubblica Italiana, che si celebra ogni 25 aprile per commemorare la liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal fascismo, a coronamento della resistenza italiana al nazifascismo”. Questo è ciò che dice Wikipedia, per quelli che vivono sotto i sassi. Non vorrei annoiare con frasi fatte, ma il punto è che non bisogna dimenticare. Ricordate di ricordare sempre. Sembra lontano il 1945 e si sta normalizzando il prendere sotto gamba certi temi. Ma alla fine si parla di 80 anni fa. Errare è umano, ma se ci ritroviamo a fare questo stesso errore ancora dove finiamo. Ragazzi della mia età che disegnano svastiche sui muri delle classi perché fa figo, o fa ridere alle loro teste vuote senza pensare a ciò che hanno passato in quel periodo milioni di persone, ammazzate ingiustamente, costrette a stare dalla parte del cattivo per paura, esseri umani ridotti a numeri, pezzi di carne ambulanti. Ragazzi che simpatizzano la figura di Hitler o Mussolini, realizzando stickers e gift sul telefono, che ritengono divertenti. Ragazzi che fanno il saluto romano. Ragazzi che non sanno. Ragazzi che ignorano. Non dovremmo più concentrarci sui vecchi che popolano questo paese con le loro idee tradizionaliste, ormai è troppo tardi per loro. Bisognerebbe sensibilizzare di più i giovani della mia età che non si informano su come sta andando il mondo. Come posso votare con intelligenza e buon senso se la programmazione scolastica in Italia a stento arriva ai primi del 900? La politica è vista come una bizzarra alchimia e non come uno strumento che incide nel quotidiano della persone. Siamo nel 2025 e al posto di andare avanti stiamo correndo indietro. 

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