di Nicola Traversoni
Benvenuti/e al primo numero di Etra di questo nuovo anno scolastico, e benvenuti/e soprattutto a una nuova stagione per la nostra rivista. Se c’è una costante nell’universo, questa è il cambiamento. E se c’è un luogo dove il cambiamento è la vera linfa vitale, questo luogo è l’arte.
Pensiamo per un istante alla storia dell’arte, che è, in sostanza, una cronaca ininterrotta di rotture e rinascite. Ogni grande movimento, ogni artista che ha lasciato il segno lo ha fatto mettendo in discussione lo status quo.

Ci sono stati momenti in cui il cambiamento è stato talmente radicale da riscrivere il vocabolario della visione. Penso, ad esempio, a quando Marcel Duchamp espose un orinatoio capovolto, la sua celebre Fontana, nel 1917. Non fu solo un gesto di provocazione, ma una vera e propria rivoluzione concettuale che spostò l’attenzione dall’abilità manuale all’idea stessa dell’opera. Il cambiamento fu l’opera d’arte.
Oppure, pensiamo al gesto iconico, immortalato dal famoso scatto di Ugo Mulas, di Lucio Fontana, che con i suoi celebri tagli sulle tele monocrome, distrusse la superficie bidimensionale del quadro. Il suo Concetto Spaziale non fu un atto di esplorazione filosofica: il gesto di squarciare il supporto significò aprire la tela verso la quarta dimensione, invitando lo spettatore a guardare oltre l’apparenza. Il suo cambiamento è stato spaziale e concettuale. I tagli di Lucio Fontana sono soltanto in apparenza semplici: in realtà ogni taglio richiedeva una particolare preparazione tecnica. E si sa che la distruzione è una questione insita dell’uomo.
Arrivando ai giorni nostri, come non citare l’impatto dirompente di Marina Abramović, la “Nonna della Performance Art”, che ha portato il concetto di cambiamento al livello più intimo e rischioso: quello del corpo e della resistenza umana. Con opere come The Artist Is Present, l’Abramović non solo ha cambiato il mezzo espressivo, ma ha trasformato il pubblico in parte integrante dell’opera stessa, sfidando i limiti fisici ed emotivi e ridefinendo il rapporto tra artista, arte e spettatore. Il suo cambiamento è stato radicale e corporeo. E l’artista (e il suo corpo), con tutta la Body art, è diventato oggetto e soggetto stesso dell’opera, un luogo da indagare,

In tutti questi esempi, tre a caso, ma avrei potuto farne un elenco infinito, il cambiamento è stato un atto di coraggio, una dichiarazione di identità e la premessa necessaria per l’evoluzione. Anche artistica.
E proprio seguendo questa scia di necessaria evoluzione, anche la nostra rivista, Etra, affronta il suo momento di trasformazione.
Questo numero segna un rinnovamento significativo che parte dal cuore stesso del progetto: la redazione. Accogliamo nuove penne, nuove voci e prospettive, una miscela energica di studenti/sse che porteranno freschezza e idee inedite. Inoltre, il legame con il gruppo podcast della scuola diventa ancora più solido. Non ci limiteremo a pubblicare contenuti separati; l’obiettivo è, anzi, quello di creare un dialogo continuo e stimolante tra la pagina scritta e il formato audio, esplorando il cambiamento attraverso diversi media e linguaggi espressivi. Ma le novità non si fermano alla produzione di contenuti: il cambiamento sarà evidente anche nel modo in cui ci presentiamo al mondo digitale. Stiamo lanciando una nuova veste grafica per i nostri canali social e per il sito web, pensata per essere più dinamica, più interattiva e più vicina al pubblico, in linea con l’identità creativa del nostro Liceo Artistico.

“Questo non è un semplice restyling!” direi a lezione; è infatti l’affermazione che anche una rivista scolastica, per rimanere viva e rilevante, deve osare, migliorarsi, sperimentare e accogliere il nuovo.
Noi siamo pronti a cambiare pelle.
E lo facciamo partendo proprio dal tema del mese: IL CAMBIAMENTO
Vi auguriamo perciò una buona lettura e, soprattutto, una buona trasformazione.
Prof. Nicola Traversoni


