a cura di Silvia Perrone
Non tutti sanno che la 59° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia prende spunto dal titolo di un libro della scrittrice britannica Leonora Carrington, Il Latte dei Sogni, esso è una metafora di “un mondo magico in cui la vita viene costantemente rivisitata attraverso il prisma dell’immaginazione, e dove ognuno può cambiare, essere trasformato, diventare qualcosa o qualcun altro. È un mondo libero e pieno di infinite possibilità, ma è anche l’allegoria di un secolo che impone sull’identità una pressione intollerabile”.
Il latte dei sogni è un libro di racconti per bambini, scritto negli anni cinquanta del Novecento e pubblicato postumo nel 2013, due anni dopo la morte della Carrington, dall’editore messicano Fondo de Cultura Econòmica.
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Fin da piccola Leonora era affascinata dalle storie, dalle leggende celtiche e dai miti che le venivano raccontati dalla madre, dalla nonna e dalla governante irlandese, alimentati dalle letture di autori come Beatrix Potter, Lewis Carroll e Jonathan Swift. Più tardi, le sue esperienze con l’occultismo, l’alchimia, l’esoterismo e l’incontro con l’ambiente surrealista, avrebbero ulteriormente sviluppato e approfondito la sua esigenza espressiva di creare storie, racconti, dipinti, disegni per esprimere il suo rapporto con il fantastico. Una delle stanze della casa in cui viveva, a Città del Messico, era tappezzata di suoi disegni e illustrazioni stravaganti che suscitavano molta paura nei suoi due figli. Per tranquillizzarli e intrattenerli, ossia nutrirli e farli dormire (da cui il titolo Latte dei sogni), Leonora Carrington cominciò ad inventare delle storie fantastiche, riportate in un quaderno nella forma di appunti liberi, figure, schizzi e racconti scritti.
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I racconti riportati nei taccuini sono intrisi di umorismo, a volte macabro, e mescolano storie orribili e comiche, fantasiose e raccapriccianti, animali e personaggi fantastici, ibridi o mostruosi, esseri magici, dalle sembianze divertenti ma anche spettrali. Nei racconti non vi è alcuni forma di morale, l’intento non è quello di educare; niente è come sembra e tutto potrebbe risultare diverso dal previsto, non vi è nulla di definitivo, o di certo. Ogni storia, per associazione, può generare altre storie, in una catena infinita.
Il “latte dei sogni” è una storia spezzata, fatta di disegni, di opere d’arte contenute nel tratto incerto di una matita. Da qualsiasi punto di vista lo si legga, o lo si osservi, il libro raccoglie un mucchio di storie, talvolta anche crudeli, che hanno a che fare con la trasformazione.
Secondo Leonora Carrington la vita è cambiamento senza sosta, è assumere sembianze che il disegno e l’arte grafica rendono alla perfezione davanti a un paio d’occhi non ancora convinti che il mondo sia anche errore, possibilità, rinuncia e fuga.